Andreessen Horowitz ha guidato un round da 30 milioni di dollari nella startup Lio, che punta ad automatizzare il procurement aziendale con l’intelligenza artificiale. La notizia, riportata da TechCrunch, arriva in un momento in cui la gestione degli acquisti è uno dei processi aziendali più costosi in termini di tempo e più esposti a inefficienze.

Il procurement, per chi non lavora direttamente in quest’area, è tutto ciò che riguarda l’approvvigionamento: dalla ricerca di fornitori alla richiesta di offerte, dalla comparazione dei preventivi alla gestione degli ordini e delle fatture. In molte aziende, anche di dimensioni medie, questo processo è ancora gestito con email, fogli Excel e telefonate. Il costo nascosto è enorme: ore di lavoro di personale qualificato spese in attività ripetitive e a basso valore aggiunto.

Lio si propone di automatizzare questi flussi usando agenti AI capaci di interagire con i sistemi esistenti, raccogliere offerte, confrontare condizioni e supportare le decisioni di acquisto. Il modello di business è orientato alle grandi imprese, ma la direzione tecnologica è significativa anche per chi opera su scala più piccola, perché indica dove si sta muovendo il mercato del software gestionale nei prossimi anni.

Per una PMI italiana con un ufficio acquisti di due o tre persone che gestisce decine di fornitori, il tipo di automazione che Lio propone potrebbe tradursi in qualcosa di molto concreto. Pensiamo a un’azienda del settore alimentare che ogni settimana raccoglie preventivi da cinque o sei fornitori di materie prime: un agente AI potrebbe inviare le richieste, raccogliere le risposte, normalizzarle in un formato comparabile e presentare una sintesi all’acquirente, che si limita a prendere la decisione finale. Ore di lavoro ridotte a minuti.

Un secondo scenario riguarda le aziende manifatturiere con cicli di acquisto stagionali. La gestione delle scadenze contrattuali, il monitoraggio dei prezzi di mercato e la generazione automatica degli ordini ricorrenti sono tutte attività che strumenti come Lio promettono di togliere dalle mani delle persone per affidarle a sistemi automatici.

Il fatto che un fondo del calibro di Andreessen Horowitz abbia scelto di investire in questo specifico segmento è un indicatore affidabile: il procurement AI non è una nicchia sperimentale, ma un mercato che si considera maturo per la crescita. Nei prossimi due o tre anni è ragionevole aspettarsi che queste funzionalità compaiano anche nei gestionali ERP già in uso nelle PMI italiane, da SAP Business One a Zucchetti, passando per le soluzioni cloud più diffuse.

Perche conta. Aprite il vostro gestionale o il sistema con cui gestite gli ordini ai fornitori e contatele: quante richieste di offerta vengono inviate manualmente ogni mese? Se il numero supera le venti, avete già un caso d’uso concreto per valutare strumenti di automazione. Chiedete al vostro fornitore software se esiste un modulo di procurement automation o se è previsto nel roadmap dei prossimi aggiornamenti. Non è necessario cambiare sistema: spesso basta un’integrazione.